Il Feedback a 360° per il benessere sul lavoro
Focus sugli strumenti di Wellbeing aziendale che migliorano engagement, equilibrio e produttività
MONDO AZIENDALE
Francesca Carlet
4/13/20263 min read


Negli ultimi anni il tema del wellbeing aziendale è passato da “nice to have” a leva strategica imprescindibile per le imprese. Oggi, infatti, un buon clima in ufficio non è solo un elemento desiderabile, ma una condizione necessaria per ingaggiare le persone e aumentarne la produttività.
Le organizzazioni più evolute lo hanno capito: non si tratta più soltanto di offrire benefit o iniziative spot, ma di costruire un vero e proprio ecosistema di benessere. Sempre più aziende, infatti, progettano piani strutturati di wellbeing aziendale e ridefiniscono il ruolo delle Risorse Umane, trasformandolo in quello di un vero e proprio Human Experience Architect. Un approccio che mette al centro la persona, prima ancora del ruolo che ricopre.
Il punto di partenza: una cultura aziendale sana
Da dove nasce davvero il wellbeing aziendale? Qual è, in sostanza, la condizione principale che permette alle persone di sentirsi bene in un posto di lavoro?
Prima di tutto, una cultura organizzativa sana. Senza questo presupposto, nessun ambiente di lavoro può dirsi realmente attrattivo o sostenibile nel lungo periodo.
Una cultura aziendale positiva si fonda su alcuni pilastri imprescindibili:
rispetto reciproco
correttezza nelle relazioni
ascolto attivo
Quando questi elementi sono presenti, si crea un contesto in cui le persone si sentono valorizzate, sicure e motivate a dare il proprio contributo. Al contrario, anche i migliori strumenti HR rischiano di risultare inefficaci se inseriti in un ambiente tossico o poco autentico.
Gli strumenti chiave del wellbeing aziendale
Accanto a una cultura aziendale sana, esistono strumenti concreti che le aziende utilizzano sempre più frequentemente per promuovere il benessere organizzativo.
Si tratta di strumenti che permettono alle organizzazioni di ascoltare, comprendere e agire in modo mirato sui bisogni delle persone: ne vedremo alcuni nelle prossime settimane su questo blog.
Come ha sottolineato Christian Guerrini, HR Director di Jakala, durante un interessante webinar della serie “HR for Breakfast” organizzato qualche settimana fa da 24Ore Business School, il vero valore nasce dalla capacità delle aziende di integrare questi strumenti in una visione coerente e centrata sull’esperienza delle persone.
Oggi approfondiamo il primo di questi strumenti, analizzandone caratteristiche, benefici e modalità di applicazione concreta. Si tratta del feedback a 360°.
Il feedback a 360°
Il feedback è un elemento imprescindibile all'interno di un rapporto di lavoro: se un collaboratore non comunica periodicamente con il proprio manager e non riceve alcun tipo di feedback sul proprio operato, non riesce a comprendere se il lavoro che sta svolgendo è coerente con le attese e le richieste dell'azienda e non riesce a crescere.
Rimane bloccato in un limbo fatto di dubbi e incertezza, mentre aumenta la possibilità di disperdere energie preziose e il rischio di incomprensioni che potrebbero minare il rapporto di fiducia reciproca. Tutto questo per mancanza di comunicazione.
La maggior parte delle aziende richiede ai manager di tenere colloqui di feedback con i propri collaboratori una volta all'anno. Si tratta di una prassi insufficiente e obsoleta. Il feedback più attuale - e realmente efficace - è continuo (Continuous Feedback), ovvero è sempre attivo e non si interrompe mai.
Questo significa che ogni giorno c'è un canale di comunicazione aperto tra il manager e i suoi collaboratori, e i colloqui più strutturati si svolgono al massimo ogni tre mesi. Ma qui si parla anche di altro: si parla di feedback a 360°.
Cosa significa? Significa che anche il collaboratore, all'interno degli stessi colloqui, deve offrire il proprio feedback al suo manager, sentendosi libero di evidenziare cosa funziona all'interno del rapporto di lavoro o nei vari progetti che si stanno svolgendo, ma anche cosa non funziona, senza timore di ritorsioni. Il feedback diventa quindi a due vie, permettendo una reale crescita non solo dei collaboratori, ma anche dei vari responsabili di funzione.
Ma il feedback a 360° non si ferma qui. Perché è corretto - e importante - che a valutare l'operato di un collaboratore non sia solo il suo diretto superiore. Il feedback a 360° proviene anche da tutte le persone con cui il collaboratore entra in contatto, compresi i colleghi, i responsabili delle altre funzioni aziendali, ma anche i clienti e i fornitori, a seconda delle varie figure professionali.
Una valutazione effettuata da più persone è più bilanciata, meno soggettiva, più completa e informativa. Può essere attuata attraverso questionari per la richiesta di feedback o specifiche riunioni periodiche, analizzando poi i risultati e ottenendo informazioni preziose per il collaboratore (e non basate sul giudizio parziale di una sola persona).
Verso un nuovo modello di impresa
Il wellbeing aziendale non è una moda passeggera, ma il riflesso di un cambiamento più profondo nel modo di intendere il lavoro. Le imprese che sapranno investire davvero sulle persone, costruendo ambienti sani e strumenti efficaci di ascolto e coinvolgimento, saranno quelle più capaci di affrontare le sfide future.
Perché oggi, più che mai, il benessere delle persone è il vero motore della performance e in azienda vince chi fa sentire i propri collaboratori sempre coinvolti come se fosse il primo giorno di lavoro.
Buon lunedì a tutti!
Per approfondire:
Feedback 360: cos’è, quali benefici porta e come implementarlo in azienda, a cura del Team Indeed Employer Content
Benessere al Lavoro
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