Il benessere femminile nel mondo del lavoro

Benessere, cura e performance: a che punto siamo? Ne parliamo con la giornalista Silvia Pagliuca.

BENESSERE IN UFFICIO

Francesca Carlet

6/8/20264 min read

Siamo nel 2026, eppure c'è ancora bisogno di riflettere su un tema che richiede tutta la nostra attenzione: il benessere delle donne nel mondo del lavoro.

Se ne è parlato durante un interessante Psicoaperitivo che si è tenuto giovedì 4 giugno 2026 a Bolzano dal titolo "She Matters - Benessere femminile tra lavoro, cura e performance". Un evento organizzato presso l'Hotel Città dallo psicologo Thomas Berganozzi in collaborazione con l'associazione "Rete al femminile" che, in tutta Italia, supporta le donne che intraprendono la libera professione e che sono impegnate nel mondo del lavoro. A condurre l'incontro anche Silvia Pagliuca e Roberta Creazzo, co-fondatrici di Rete al Femminile.

E' stato un incontro pensato per riflettere sulle dinamiche che attraversano la vita delle donne contemporanee: il peso della performance, il carico mentale, la ricerca di equilibrio e il bisogno di ascolto. Tra esperienze, spunti e momenti di confronto con il pubblico in sala, sono emersi temi di riflessione e approcci diversi a un tema che è risultato comune a tutte: come realizzarsi nel mondo del lavoro, come conciliare lavoro e vita privata e come scardinare dinamiche purtroppo molto diffuse, che ancora oggi mettono in difficoltà le donne nel mondo del lavoro.

Approfondiamo oggi l'argomento con Silvia Pagliuca, giornalista, consulente in comunicazione e autrice di libri sulla parità di genere editi da Il Sole 24 Ore.

Nella foto: Silvia Pagliuca

Benessere al Lavoro: "Silvia, di cosa ha bisogno una donna, oggi, per raggiungere il benessere nel mondo del lavoro?"

Silvia Pagliuca: "Quando parliamo di benessere femminile nel mondo del lavoro in realtà facciamo riferimento a un benessere che ancora non esiste. Non esiste nei numeri, perché lavora appena una donna su due e anche quando lavorano le donne sono sistematicamente retribuite meno degli uomini e fanno molta più fatica a crescere a livello manageriale e dirigenziale. Sono infatti intrappolate in una sorta di segregazione in verticale che le vede il più delle volte fermarsi all'inizio del loro avanzamento di carriera, o comunque in una posizione mediana. E molto spesso questo essere bloccate nel loro percorso di carriera dipende da tutta una serie di fattori culturali, di stereotipi, di bias che in maniera intrinseca vengono portati avanti.

E a questi fattori culturali purtroppo si aggiungono anche degli impedimenti reali che vedono il più delle volte le donne impegnate principalmente nelle attività di cura non retribuite, quindi impossibilitate a conciliare effettivamente la vita professionale con quelle che sono le dinamiche familiari.

Per questo quando parliamo di benessere nel mondo del lavoro purtroppo vediamo - e anche in questo caso ce lo dicono i dati - quanto le donne tendano ad essere molto più stressate e molto più vicine al burnout, perché oltre a dover sopportare il carico professionale, gravato oltretutto dalla difficoltà di riuscire davvero realizzarsi pienamente come vorrebbero nella propria professione, devono anche farsi carico di tutte le incombenze familiari e domestiche.

Detto questo, le aziende possono avere un grandissimo impatto nel cambiare la situazione, perché da un lato potrebbero usare degli strumenti estremamente efficaci e delle misure di conciliazione che ovviamente devono essere rivolte non solo alle donne ma anche agli uomini. Credo che sia profondamente importante lavorare non solo sulla maternità ma sulla dimensione della genitorialità e più in generale del caregiving e quindi offrire strumenti di flessibilità oraria e strumenti di agevolazione al congedo di paternità, in modo che molti più uomini siano effettivamente sostenuti dalla cultura aziendale nell'utilizzare questi strumenti in modo da poter riequilibrare quella che è la presenza femminile nelle aziende anche in fasi di vita importanti come la maternità.

Ci sono poi strumenti che alcune aziende di grandi dimensioni stanno già utilizzando, come ad esempio le convenzioni con asili nido e con strutture di cura per la prima infanzia, se non l'implementazione di queste strutture all'interno delle organizzazioni stesse.

Questo per quanto attiene agli strumenti. Ci sono poi tutta una serie di altre dimensioni, meno visibili ma non per questo meno importanti. E attengono alla dimensione della meritocrazia, quindi riconoscere il valore e le competenze delle donne nella stessa maniera in cui vengono riconosciute le competenze degli uomini, senza fare una differenziazione di genere. E, ovviamente, favorire una piena espressione del sè in maniera autentica: anche questo è qualcosa che dovrebbe valere per tutti.

Credo che nell'autenticità, quindi nel poter esprimere appieno il proprio potenziale, sentendosi "confident" nell'ambiente in cui lavoriamo, possa essere fondamentale per tutti e ancor più per le donne, che molto spesso faticano e che proprio per riuscire ad avanzare in determinati percorsi di carriera tendono ad agire con una maggiore assertività o facendo propri dei modelli di leadership maschili in cui però non sempre si riconoscono. Anche questo crea a lungo andare un distacco, una sorta di frustrazione e di insofferenza interna.

E' chiaro che a tutto questo si aggiungono le spinte normative, pensiamo per esempio alla normativa sulla trasparenza salariale (Direttiva UE 2023/970 in vigore dal 7 giugno 2026) guidata dall'Europa o a specifiche leggi italiane che sono state poi recepite a livello europeo.

Esiste poi la possibilità di inserire negli MBO manageriali alcuni KPI di performance relativi proprio alla riduzione del Gender Gap e del Gender Pay Gap all'interno di una certa divisione o dipartimento guidato da un determinato manager. Sono strumenti estremamente importanti, che possono valorizzare il contributo femminile all'organizzazione ancorandolo a dei parametri oggettivi.

Credo però che la cosa più importante in assoluto sia lavorare sulla cultura, perché altrimenti le norme e le direttive, da sole, rischiano di essere semplicemente qualcosa di calato dall'alto e non vanno a lavorare nel vissuto, nel sentiment quotidiano: questo può continuare a generare malessere e disagio femminile, non solo nel mondo del lavoro".

Grazie a Silvia per questo interessante contributo alla discussione e buon lunedì a tutti.

Per approfondire:

She Leads. La parità di genere nel futuro del lavoro.
Andrea Catizone, Stefano Cuzzilla, a cura di Silvia Pagliuca, Edizioni Il Sole 24 Ore

Parità di genere. La conquista di tutti.
Silvia Pagliuca, Edizioni Il Sole 24 Ore

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